© 2026 Fisioap | Made with by POI
Frattura del polso
Il polso collega l’avambraccio alla mano ed è frequentemente soggetto a traumi come fratture e distorsioni. In questo articolo analizziamo l’anatomia del polso, i principali infortuni e i protocolli riabilitativi più efficaci, con un focus sul lavoro svolto presso lo studio di fisioterapia e osteopatia a Roma Balduina.
Frattura del polso
Scopriamo insieme come intervenire davanti ad una condizione così invalidante e le proposte terapeutiche proposte dal nostro Centro di Fisioterapia ed Osteopatia a Roma Balduina.
• Introduzione
• Anatomia del polso
• Tipologie di fratture del polso
• Trattamento riabilitativo del polso post-frattura
• Trattamento riabilitativo del polso post-intervento chirurgico
• Protocollo riabilitativo dopo la rimozione del gesso
• Idrochinesiterapia post-frattura del polso
• Bibliografia

Introduzione
Il polso è l’articolazione che mette in collegamento l’avambraccio con la mano. Generalmente, quando parliamo di polso, ci riferiamo alla zona di connessione tra l’estremità distale del radio e il carpo, che comprende sia la fila prossimale che quella distale delle ossa carpali.
Questa articolazione è spesso soggetta a traumi, in particolare distorsioni e fratture, al punto da rappresentare una delle sedi più frequentemente trattate nei centri di fisioterapia. In questo articolo approfondiremo l’anatomia del polso, i principali traumi che possono interessarlo — con particolare attenzione alle fratture — e il percorso riabilitativo proposto da diversi studi specializzati, come avviene presso lo studio di fisioterapia ed osteopatia a Roma Balduina, atti a favorire il miglior recupero funzionale.
Buona lettura! 😊
Anatomia del polso
Dal punto di vista anatomico, il polso è costituito da due articolazioni che collegano l’avambraccio alla mano, permettendo i movimenti di flessione ed estensione del polso:
• L’articolazione radio-carpica
• L’articolazione medio-carpica
L’articolazione radio-carpica è di tipo sinoviale ellissoidale, formata dall’interazione tra una superficie concava e una convessa. Nello specifico, coinvolge la porzione distale del radio e le ossa carpali della fila prossimale: scafoide, semilunare, piramidale e pisiforme. L’ulna, invece, non partecipa direttamente a questa articolazione, poiché tra la sua estremità distale e il carpo è interposto un disco articolare. La capsula articolare della radio-carpica, sebbene lassa, è stabilizzata da diversi legamenti importanti:
• Legamento radio-carpico palmare
• Legamento radio-carpico dorsale
• Legamento collaterale radiale del carpo
• Legamento collaterale ulnare del carpo
• Legamento ulno-carpico palmare
L’articolazione medio-carpica, invece, si forma tra la fila prossimale e quella distale delle ossa del carpo. La sua cavità articolare ha una caratteristica forma a “S”. Le ossa della fila prossimale possiedono una certa mobilità reciproca, mentre quelle della fila distale risultano più stabili, grazie alla presenza di legamenti robusti che le connettono sia tra loro sia con le ossa del metacarpo:
• Legamento radiato del carpo
• Legamenti intercarpici palmari, dorsali e interossei
Tipologie di fratture del polso
Le patologie traumatiche del polso sono spesso conseguenza di eventi accidentali, in particolare cadute. Quando si cade, il gesto istintivo è quello di protendersi in avanti con le mani per attutire l’impatto: è proprio questo meccanismo di difesa che porta frequentemente alla comparsa di fratture a livello del polso.
Le fratture del polso si verificano con maggiore incidenza tra gli anziani, soprattutto nelle donne, a causa della maggiore fragilità ossea. Nei soggetti più giovani, invece, sono più comuni in seguito a incidenti stradali, attività sportive o cadute da altezze elevate. Tra le fratture più frequenti del polso troviamo:
- Fratture dell’epifisi distale del radio
Queste fratture coinvolgono la porzione terminale del radio, spesso in corrispondenza della superficie articolare. Possono essere:
- Composte, i frammenti ossei rimangono in sede;
- Scomposte, con dislocazione dei frammenti;
- Semplici, con un solo frammento distale interessato;
- Complesse o pluriframmentarie, con coinvolgimento anche della metafisi, determinando una vera e propria "esplosione" dell’estremità distale del radio e la formazione di più frammenti ossei;
La classificazione di Cooney è ampiamente utilizzata per descrivere queste fratture e si articola in:
- Fratture extra-articolari composte
- Fratture extra-articolari scomposte
- Fratture intra-articolari composte
- Fratture intra-articolari scomposte
Questa classificazione è particolarmente utile dal punto di vista clinico, poiché orienta le scelte terapeutiche e il relativo percorso riabilitativo.
•Frattura di Colles
È la frattura più comune del polso e interessa la metafisi distale del radio. È causata generalmente da una caduta accidentale sulla mano in estensione, che funge da "paracolpo".
La linea di frattura è trasversale e, nella maggior parte dei casi, il polso appare deformato dorsalmente. Si parla in questo caso di deformità a "dorso di forchetta", determinata dalla dislocazione dorsale del frammento osseo.
I segni clinici includono: gonfiore, dolore intenso, ecchimosi e limitazione funzionale del polso.
• Frattura di Goyrand – smith o “Frattura di Smith”
Nota anche come "frattura di Colles inversa", questa lesione coinvolge sempre la metafisi distale del radio, ma con una dislocazione del frammento osseo in direzione palmare. Di solito è causata da una caduta sulla mano atteggiata in flessione.
Il polso assume un aspetto definito a "ventre di forchetta", a causa della direzione della dislocazione.
• Frattura dello scafoide
Tra le ossa del carpo, lo scafoide è quella più soggetta a frattura, soprattutto in seguito a traumi che comportano iperestensione e flessione radiale del polso.
Data la sua vascolarizzazione terminale, una frattura dello scafoide può comportare complicazioni, come la necrosi avascolare del frammento prossimale.
Le fratture dello scafoide si classificano in base alla sede:
- Terzo prossimale
- Terzo medio
- Terzo distale
I sintomi principali includono dolore sordo localizzato nella tabacchiera anatomica (la fossetta sul lato radiale del polso), gonfiore ed ecchimosi.
Trattamento riabilitativo del polso post-frattura
Come anticipato nei paragrafi precedenti, le fratture del polso rappresentano una condizione clinica molto comune. Il trattamento e la successiva riabilitazione dipendono dalla gravità della lesione e dalla stabilità dei frammenti ossei.
Nei casi più complessi, come le fratture scomposte, instabili o non riducibili, è spesso necessario intervenire chirurgicamente con l’utilizzo di fili di Kirschner, placche o fissatori esterni, con l’obiettivo di garantire l’allineamento e la stabilità articolare. Una volta completata la fase post-operatoria, è fondamentale avviare un percorso fisioterapico mirato per recuperare la funzionalità del polso.
Nel caso di fratture composte e stabili, invece, si può optare per un trattamento conservativo tramite immobilizzazione con gesso. Anche in questo scenario, dopo la rimozione del tutore, sarà indispensabile intraprendere un programma di riabilitazione. Una delle fasi più delicate della riabilitazione riguarda la gestione della tumefazione e della rigidità articolare. Per contrastare il gonfiore è utile:
- Mantenere il polso sollevato
- Applicare un bendaggio compressivo
Per migliorare la mobilità e prevenire la perdita di funzionalità, si consigliano:
- Esercizi attivi e attivi-assistiti per il recupero del movimento
- Attività leggere della vita quotidiana che stimolino l’uso della mano, come: alimentarsi, lavarsi i denti, vestirsi;
Affidarsi a un Centro di Fisioterapia qualificato è essenziale per definire un iter riabilitativo personalizzato, in base al tipo di frattura e alle esigenze individuali. Un corretto percorso fisioterapico consente di prevenire rigidità croniche, dolori persistenti e limitazioni funzionali a lungo termine.
Trattamento riabilitativo del polso post-intervento chirurgico
Quando una frattura del polso viene classificata come scomposta, irriducibile o instabile, il trattamento conservativo non è sufficiente e si rende necessario l’intervento chirurgico. In questi casi, viene inserito un filo percutaneo o una placca allo scopo di mantenere i frammenti ossei in posizione corretta e prevenire una consolidazione viziata.
Una guarigione non corretta della frattura può infatti causare deformità estetiche e deficit funzionali permanenti della mano e del polso.
- Protocollo riabilitativo post-operatorio
Il percorso riabilitativo inizia fin dai primi giorni dopo l’intervento, con l’obiettivo di ridurre dolore e gonfiore e prevenire rigidità articolare. Il protocollo si articola in diverse fasi:
Fase iniziale (0–6 settimane)
- Terapie fisiche antalgiche e antinfiammatorie: utilizzo di tecnologie come Laserterapia e Tecarterapia;
- Crioterapia e bendaggi compressivi: per gestire l’edema post-operatorio;
- Magnetoterapia: utile per stimolare la rigenerazione del tessuto osseo;
- Esercizi cauti di mobilizzazione attiva e attiva-assistita: per preservare la mobilità articolare ed evitare rigidità;
Fase intermedia (6–8 settimane)
Una volta che la frattura risulta consolidata radiologicamente, si può proseguire con:
- Esercizi di mobilizzazione attiva-assistita: per migliorare l’escursione articolare;
- Inizio graduale del recupero funzionale completo del polso;
Fase avanzata (8–12 settimane e oltre)
In questa fase l’obiettivo è rinforzare la muscolatura e ripristinare la funzionalità globale della mano e del polso:
- Esercizi di rinforzo muscolare mirati, soprattutto per l’avambraccio e le dita;
- Utilizzo di strumenti riabilitativi come la plastilina terapeutica, utile per migliorare forza, precisione e coordinazione manuale;
Il recupero completo della mobilità e della forza delle dita e del polso è uno degli obiettivi principali del percorso fisioterapico. Affidarsi a professionisti qualificati e seguire un protocollo personalizzato è fondamentale per un ritorno ottimale alle attività quotidiane.
Protocollo riabilitativo dopo la rimozione del gesso
Le fratture del polso classificate come composte e stabili sono generalmente trattate mediante immobilizzazione con apparecchi gessati, che dura indicativamente tra i 30 e i 40 giorni.
Durante questa prima fase, nonostante il polso sia immobilizzato, è fondamentale mantenere la mobilità delle articolazioni vicine. È quindi consigliato eseguire esercizi per la mobilizzazione di spalla e gomito omolaterale, al fine di prevenire il rischio di rigidità articolare (es: froozen shoulder) o sindrome dolorosa regionale complessa (RDS). Inoltre, è importante effettuare movimenti lenti e controllati delle dita della mano immobilizzata per preservarne la funzionalità.
Dopo la rimozione del tutore, il percorso riabilitativo si focalizza su:
- Riduzione del gonfiore, dolore ed edema mediante massaggio centripeto e l'utilizzo del KT (kinesio-taping)
- Stimolazione della rigenerazione del tessuto osseo con magnetoterapia;
- Esercizi di mobilizzazione attiva-assistita e attiva contro-resistenza graduale per polso e mano;
- Esercizi di flesso-estensione del gomito;
- Movimenti in flesso-estensione del polso e della mano;
- Movimenti in prono-supinazione del polso;
- Esercizi di rinforzo muscolare utilizzando palline elastiche e bande resistive;
- Potenziamento della manualità fine e grossolana;
- Esercizi per migliorare precisione e coordinazione della mano;
- Graduale reinserimento nelle attività della vita quotidiana (ADL) e IADL;
Seguire un programma di riabilitazione strutturato e personalizzato, come avviene presso il Centro di fisioterapia ed Osteopatia a Roma Balduina, è essenziale per recuperare pienamente la funzionalità del polso e della mano, minimizzando il rischio di complicazioni come rigidità e perdita di forza.
Idrochinesiterapia post-frattura del polso
L’ambiente acquatico si rivela particolarmente vantaggioso per la riabilitazione post-frattura del polso e non solo. Muovere l’articolazione immersa in acqua significa infatti sollevarla dal carico del peso corporeo, permettendo di eseguire i movimenti con minore dolore.
Inoltre, quando la temperatura dell’acqua si aggira intorno ai 34°C, come accade nella maggior parte delle piscine dedicate all’idrochinesiterapia, il calore esercita un effetto miorilassante che facilita ulteriormente ogni movimento.
Per questi motivi, i fisioterapisti raccomandano vivamente di svolgere gli esercizi riabilitativi in acqua, per favorire un recupero più efficace e confortevole dopo una frattura.
Se anche tu stai attraversando tale condizione, non esitare a contattarci e prenota subito una prima visita col nostro Team qualificato!
BIBLIOGRAFIA
Reid SA, Andersen JM, Vicenzino B. Adding mobilisation with movement to exercise and advice hastens the improvement in range, pain and function after non-operative cast immobilisation for distal radius fracture: a multicentre, randomised trial. J Physiother. 2020 Apr;66(2):105-112. doi: 10.1016/j.jphys.2020.03.010. Epub 2020 Apr 11. PMID: 32291223.
Aliuskevicius M, Østgaard SE, Hauge EM, Vestergaard P, Rasmussen S. Influence of Ibuprofen on Bone Healing After Colles' Fracture: A Randomized Controlled Clinical Trial. J Orthop Res. 2020 Mar;38(3):545-554. doi: 10.1002/jor.24498. Epub 2019 Nov 5. PMID: 31646668.
Yang M, Liang B, Zhao X, Wang Y, Xue M, Wang D. BFR Training Improves Patients' Reported Outcomes, Strength, and Range of Motion After Casting for Colles' Fracture. Med Sci Sports Exerc. 2023 Nov 1;55(11):1985-1994. doi: 10.1249/MSS.0000000000003228. Epub 2023 Jun 1. PMID: 37259253.
Horoz L, Cigdem-Karacay B, Cakmak MF. Effect of Kinesio taping on edema and wrist functions in patients with distal radius fracture followed conservatively with a cast: A randomized controlled single-blinded study. J Hand Ther. 2024 Jul-Sep;37(3):479-488. doi: 10.1016/j.jht.2024.05.003. Epub 2024 Jul 5. PMID: 38969599.
Contattaci su Whatsapp