Bacino: le fratture del cingolo pelvico

  • 12. Nov. 24
Bacino: le fratture del cingolo pelvico

Le fratture del bacino, sebbene rare, colpiscono soprattutto anziani con osteoporosi e giovani in seguito a traumi ad alta energia. La riabilitazione ortopedica per queste lesioni si basa su protocolli personalizzati che includono immobilizzazione, recupero della mobilità e forza, e terapie specifiche per evitare complicanze. Questo articolo analizza le principali linee guida terapeutiche utilizzate nei centri riabilitativi, come presso lo Studio fisioterapico di Roma Balduina.

Bacino: le fratture del cingolo pelvico

Ecco come curiamo questa condizione invalidante presso il Centro di Fisioterapia ed Osteopatia a Roma Balduina

• Introduzione
• Cenni anatomici del bacino
• Incidenza delle fratture di bacino
• Il bacino: le tipologie di fratture
• Il bacino: le cause di frattura
• Il bacino: sintomi correlati alla frattura
• Il bacino: diagnosi di frattura
• Frattura del bacino: cura e rimedi
• Bibliografia

 

Introduzione

Nell’ambito della fisioterapia ortopedica, la riabilitazione di un arto o di un’articolazione in seguito a una frattura è un evento comune, usufruendo di protocolli terapeutici conservativi che, pur avendo una struttura simile, vengono personalizzati per ciascun paziente. Gli adattamenti si basano su parametri come: frequenza settimanale delle sedute, intensità del carico utilizzato e delle mobilizzazioni svolte, utilizzo dei mezzi fisici più indicati e selezione delle terapie manuali più appropriate. In generale, il percorso di recupero da una frattura si sviluppa attraverso i seguenti passaggi:

• Immobilizzazione per facilitare la corretta calcificazione e formazione del callo osseo, nei casi più complessi, l’immobilizzazione è preceduta da un intervento chirurgico per stabilizzare la frattura.
• Avvio del ciclo di fisioterapia per recuperare la mobilità andata persa.
• Ripristino della forza e della propriocezione.
• Recupero della corretta funzionalità.
• Fase di mantenimento e consolidazione dei miglioramenti raggiunti.

In questo articolo tratteremo le fratture del bacino, evidenziando le porzioni ossee maggiormente vulnerabili e sottoposte a stress, fornendo una rapida descrizione delle linee guida terapeutiche più diffuse e praticate presso lo Studio fisioterapico ed osteopatico di Roma Balduina e in altri centri riabilitativi all’avanguardia.

Cenni anatomici del bacino

Il bacino, o cingolo pelvico, risulta formato da:
- osso sacro
- coccige
- due ossa iliache
- due ossa ischiatiche
- due ossa pubiche

Dalla fusione di questi ultimi tre componenti, bilateralmente, si ha la formazione dell’incavo acetabolare che, accogliendo la testa del femore, contribuisce alla formazione dell’articolazione dell’anca.
Il pube, con l’ileo e l’ischio, costituisce le ossa del bacino e si trova nella porzione inferiore dell’osso iliaco. Anatomicamente, è composto da:

- Un ramo superiore o ramo ileo-pubico, che rappresenta la porzione superiore dell’osso pubico. Questo ramo contribuisce alla formazione del foro otturatorio e dell'acetabolo. Nella sua parte esterna, sono presenti i muscoli adduttore lungo, otturatore esterno, adduttore breve e gracile.
- Il corpo anteriore del pube: una struttura ampia e piatta che si trova tra il ramo superiore e quello inferiore del pube.
- La cresta pubica e la superficie interna, che partecipano alla formazione di parte della piccola pelvi e si connettono a fibre del muscolo otturatore interno.
- Il ramo inferiore o ramo ischio-pubico, situato nella porzione inferiore dell'osso pubico e che ospita anche i fasci dei muscoli adduttori.

La sinfisi pubica è un’articolazione che unisce le due ossa pubiche, dotata di un disco fibrocartilagineo con la funzione di ammortizzare e proteggere tale zona. La stabilità della sinfisi pubica è garantita da uno strato robusto di legamenti:
Il legamento pubico anteriore, si compone di fasci di fibre collagene intrecciati davanti all'osso pubico.
Il legamento pubico superiore, con il fascio che connette le due ossa pubiche superiormente. Insieme al legamento arcuato e al disco articolare, costituisce un importante stabilizzatore della sinfisi pubica.
Il legamento arcuato, situato inferiormente al pube, è più spesso del legamento pubico superiore.

Incidenza delle fratture di bacino

Le fratture del bacino rappresentano una tipologia di lesione relativamente rara, con un'incidenza stimata che varia tra il 3% e l'8% delle fratture scheletriche totali. Tuttavia, la loro frequenza aumenta in modo significativo tra la popolazione anziana, in particolare nelle donne, a causa della maggiore prevalenza di osteoporosi, che rende le ossa più fragili e suscettibili a traumi; mentre, per quanto riguarda i giovani, queste fratture sono molto spesso il risultato di incidenti ad alta energia, come quelli automobilistici o le cadute da altezze elevate o banalmente le cadute da cavallo. Le fratture pelviche possono variare per gravità, dalla minima dislocazione ossea si può passare a fratture complesse che coinvolgono molteplici aree e richiedono trattamenti specifici per evitare complicanze.

Il bacino: le tipologie di fratture

Le fratture del bacino vengono classificate in due grandi categorie principali: fratture stabili e fratture instabili.

Fratture stabili: coinvolgono una sola parte del bacino, come l'ala iliaca o il ramo pubico. In queste fratture, la struttura pelvica rimane generalmente integra, senza una significativa dislocazione. Queste sono causate spesso da traumi a bassa energia, come cadute in piano, e tendono a guarire con trattamenti conservativi.
Fratture instabili: riguardano più aree del bacino e possono includere una separazione netta e significativa tra le ossa o lesioni all’anello pelvico. Queste fratture si verificano solitamente in seguito a traumi ad alta energia, come incidenti stradali, e può compromettere la stabilità complessiva del bacino. Spesso è richiesto un intervento chirurgico abbastanza complesso per ripristinare la stabilità pelvica.
Inoltre, le fratture a carico del bacino, possono interessare specifiche porzioni ossee, come il sacro o l'acetabolo, comportando così ulteriori rischi aggiuntivi, come danni a nervi e vasi sanguigni, richiedendo un approccio terapeutico personalizzato e mirato.

Il bacino: le cause di frattura

Le fratture del bacino, come già accennato nel paragrafo precedente, sono principalmente causate da traumi diretti, spesso conseguenti a cadute improvvise al suolo.

Il bacino: sintomi correlati alla frattura

I possibili sintomi rilevati con questo tipo di trauma variano in intensità e tollerabilità a seconda della gravità della frattura e delle condizioni di salute del paziente. Tuttavia, il quadro clinico di una frattura pelvica è caratterizzato da:

- Dolore: può essere localizzato, ma spesso irradiato e diffuso in zone lontane dal punto di frattura. Il movimento, la posizione eretta o seduta risultano difficili da tollerare nelle prime settimane, motivo per cui si consiglia di rimanere a letto inizialmente.
- Limitazione dei movimenti: dovuta sia al dolore sia all'alterazione della biomeccanica del bacino per via della frattura. Durante la degenza, il paziente deve limitare i movimenti per favorire la formazione del callo osseo.
- Ematoma ed edema: spesso si osserva la formazione di un ematoma o di un edema nella zona del bacino colpita.
- Calore: la regione interessata dal trauma, a causa dell'infiammazione, risulta calda al tatto.

Il bacino: diagnosi di frattura

La diagnosi di una frattura al bacino è solitamente effettuata da un medico ortopedico, fisiatra o specialista in medicina dello sport. La valutazione diagnostica include un colloquio anamnestico, seguito da un esame obiettivo che comprende test clinici e, fondamentale, l'analisi di immagini radiologiche. La radiografia è l’esame gold standard per evidenziare queste tipologie di fratture, mentre, in situazioni particolari, può essere prescritta anche una risonanza magnetica RM per ottenere informazioni dettagliate sui tessuti molli.

Frattura del bacino: cura e rimedi

È raro che le fratture del bacino richiedano interventi di sintesi chirurgica, poiché solitamente si tratta di fratture composte per le quali viene prescritta una degenza a letto di almeno tre settimane, seguita da un ciclo di riabilitazione fisioterapica.
La fisioterapia, come quella svolta presso il Centro di Fisioterapia ed Osteopatia a Roma Balduina, prevede l’impiego di:
• Terapia manuale: volte a ripristinare la mobilità del bacino, delle anche e della parte bassa della schiena. Queste tecniche aiutano a recuperare la corretta funzionalità motoria.
• Terapia fisica: strumenti utilizzati in base alle condizioni del paziente e alla strategia terapeutica del fisioterapista. Tra i mezzi fisici più comuni ritroviamo:
- Laserterapia ad alta potenza: utilizza un fascio di luce ultravioletti (UV) ad alta potenza per stimolare il tessuto in profondità, mirato a trattare aree piccole e specifiche.
- Tecarterapia: una terapia che eroga onde elettromagnetiche ad alta frequenza per generare calore endogeno. Per le fratture del bacino, viene impiegata in ogni fase del trattamento: inizialmente per drenare l'ematoma, poi per stimolare la riparazione tissutale e infine in combinazione con gli esercizi terapeutici.
- Ultrasuonoterapia: sfrutta onde sonore per stimolare i processi biologici di guarigione dei tessuti.
- Magnetoterapia: dalle evidenze scientifiche risulta come la stessa riesca a stimolare la formazione del callo osseo attraverso campi magnetici, riducendo i tempi di recupero.
• Esercizi terapeutici: fondamentali per recuperare la funzionalità del tronco e prevenire ricadute. Inizialmente, gli esercizi mirano a recuperare la forza; successivamente, il fisioterapista programmerà un training per migliorare propriocezione ed equilibrio.

Salvo casi particolari, al termine del percorso riabilitativo, il paziente sarà in grado di riprendere tutte le attività quotidiane svolte prima del trauma.

 

BIBLIOGRAFIA

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